E' green e silenzioso, ed è il diretto discendente del Segway che ancora stupisce per le sue doti da equilibrista. Ma qui siamo oltre, perché la ruota è una! Si Chiama Ryno e, da quello che dice il suo inventore, l'americano Chris Hoffman (Portland, Oregon) non è nulla di paragonabile a quanto guidato prima. Per adesso l'autonomia è un po' scarsa (16 chilometri) e anche il tempo di ricarica non è un batter di ciglia (6 ore) ma questo mezzo, potrebbe davvero rivoluzionare la mobilità urbana. Ma quanto costa? La Rynomotors non ha problemi a pubblicarlo sul suo sito, 5295 Dollari ed in Italia, promettono, arriverà a fine anno. Riproduzione riservata
sabato 22 febbraio 2014
La rivoluzione su una ruota
E' green e silenzioso, ed è il diretto discendente del Segway che ancora stupisce per le sue doti da equilibrista. Ma qui siamo oltre, perché la ruota è una! Si Chiama Ryno e, da quello che dice il suo inventore, l'americano Chris Hoffman (Portland, Oregon) non è nulla di paragonabile a quanto guidato prima. Per adesso l'autonomia è un po' scarsa (16 chilometri) e anche il tempo di ricarica non è un batter di ciglia (6 ore) ma questo mezzo, potrebbe davvero rivoluzionare la mobilità urbana. Ma quanto costa? La Rynomotors non ha problemi a pubblicarlo sul suo sito, 5295 Dollari ed in Italia, promettono, arriverà a fine anno. Riproduzione riservata
venerdì 21 febbraio 2014
KISS! Keep it Simple and Short
Rendere chiari e immediati i messaggi rivolti ai clienti è
un dovere di ogni comunicatore d’impresa, soprattutto oggi che il tempo di attenzione
dedicato a messaggi non
richiesti è sceso a pochi secondi. Gli elementi imprescindibili perché un
contenuto sia apprezzato sono gli stessi che ognuno di noi richiede quando
sfoglia un documento promozionale o pubblicitario. Brevità e semplicità, tanto
per cominciare, o come dicono gli anglosassoni KISS (Keep It Simple and Short).
In generale va poi ricordato che chi comunica non è solo responsabile di ciò
che egli dice o cerca di esprimere, ma di ciò che il suo interlocutore recepisce
e trattiene della comunicazione (ricordo attinente). Una volta realizzato lo
strumento poi, la gratuità e la praticità di uno strumento come Issuu, può fare
il resto. Guarda questo esempio.
giovedì 20 febbraio 2014
Skype, stato in linea... dipende
Ciao a tutti, oggi voglio parlare
di etichetta e norme di comportamento nell’utilizzo di Skype, uno strumento di
comunicazione (anche interna) favoloso, ma che ritengo venga utilizzato non
sempre in maniera lineare dagli utenti nostrani. Mi riferisco all’uso improprio
delle impostazioni di “stato” di cui dispone Skyper
(questo il nome originale, poi cambiato perché il dominio non era disponibile)
nato per la cronaca nel 2002. Tralasciando significato e corretto impiego degli
“stati” più ovvi (In linea, ad
esempio) vorrei invece soffermarmi sullo stato “assente” e sul malvezzo di impostarlo anche quando, nella realtà, assenti non siamo. Tutto è filato liscio fino a quando
quel qualcuno, pur “assente”, ha iniziato a rispondere, facendo precipitare le
cose e mandando progressivamente all’aria l’attendibilità di questo e di tutti gli
altri stati. Oggi Skype è un tiro a segno, ci sono utenti che rispondono
persino se “non in linea” e altri che hanno dato ormai per scontato che se il
“semaforo” è arancione può voler dire di tutto; con buona pace di chi aveva
scommesso sulla sincerità collaborativa degli utenti. A parte il mio appello, è
cioè tornare alla applicazione semantica dei diversi stati (“assente” anche
solo se si va a prendere un caffè, “in linea” se si è davvero in grado di
rispondere e “occupato” se non ce n’è per nessuno) quale potrebbe essere lo “stato”
aggiuntivo da richiedere a Microsoft (proprietaria di Skype) per risistemare le
cose? Riproduzione riservata.lunedì 3 febbraio 2014
Comunicare. Non è un'impresa difficile
Un'impresa che comunica, non è un'impresa "difficile". Ma occorre avere chiari gli obiettivi, condividerli con tutto il team e mettersi d'accordo in cosa si è migliori e diversi, altrimenti molti degli sforzi e degli investimenti in comunicazione si riveleranno inefficaci. Per questo prima di pensare a quali mezzi utilizzare (un bel sito, una puntuale newsletter, un costoso company profile, la giusta pubblicità, l'irrinunciabile SEO o quel pizzico di Social) è cruciale dedicare la massima attenzione alla progettazione di contenuti originali e distintivi i quali, com'è ormai largamente condiviso, sono sempre più premiati. E non solo da Google. I contenuti vengono prima dei "contenitori" e sono la scintilla di un nuovo modello di marketing (inbound, e non più outbound) dove fra i fattori più importanti troviamo la chiarezza, l'autenticità e l'interesse di ciò che si dice. Maggiori info? www.vocichecorrono.eu
Sapere, saper fare, farlo sapere
Sapere, saper fare, farlo sapere. Queste sono le tre fasi del lavoro che ogni comunicatore di impresa dovrebbe svolgere approcciando aziende di qualsivoglia dimensione e settore. Il sapere è conoscenza obiettiva dell'oggetto di studio: un elemento senza il quale nessun progetto può partire. E' la fase di analisi ambientale del mercato di riferimento: per capire il campo di gioco, i competitor, quali sono gli agenti esterni che possono agevolare o minacciare il business. Saper fare è il "carattere" dell'impresa, le sue competenze esibite e nascoste. Ciò che tutta l'organizzazione è in grado di realizzare e comunicare seguendo le proprie vision e mission. Queste due tappe fanno consentono di meglio individuare i contenuti distintivi e competitivi dell'azienda. Arriva così il momento di... farlo sapere. Maggiori info? www.vocichecorrono.eu.
sabato 1 febbraio 2014
Quando la mission è... "fatturare"
Non molto tempo fa, durante un audit di lavoro, chiesi al presidente di un’azienda da 200 milioni di Euro di fatturato, oggi decotta, la mission aziendale. Mi rispose “fatturare”. Oggi, che vedo cosa sta riservando il presente a chi ha sempre affrontato il business con la pancia, considero questa risposta ancora più stolta di allora. Non so voi ma io, parlando e lavorando con diverse aziende, mi accorgo che gran parte delle decisioni continuano a basarsi su informazioni ed esperienza della figura titolare, e quasi mai su dei dati certi e certificati. Inoltre molte imprese funzionano contando sulle persone piuttosto che sulla corretta distribuzione del lavoro secondo funzioni. Insomma. Pianificazione strategica e controllo di gestione sono nella PMI ancora qualcosa di drammaticamente raro. Nessuna analisi, nessuna pianificazione e dunque nessun obiettivo condiviso. In due parole: nessuna mission. A parte, ovviamente, fatturare. Sì, grazie! Maggiori info? www.vocichecorrono.eu.
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